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27 Novembre 2023

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Conflitto di interessi, porte girevoli, lobbying: all-in per Gasparri!

Conflitto di interessi, porte girevoli, lobbying per società estere collegate ai servizi segreti israeliani: il senatore Maurizio Gasparri sembrerebbe non farsi mancare nulla! È quanto emerso dalla puntata di Report di ieri sera, 26 novembre, la prima parte di un’inchiesta che avrà seguito nelle prossime settimane. Protagonista della vicenda è, ovviamente, Gasparri, senatore, membro della commissione Vigilanza Rai, capogruppo di Forza Italia e, fino alla scorsa settimana, vicepresidente del Senato.

di Bianca Dominante

Dopo essere stato ministro delle Comunicazioni, nel 2006 Maurizio Gasparri entra nel Consiglio di Amministrazione di una società di telecomunicazioni, la Telit, 1 anno e due mesi dopo la fine del suo mandato. La legge Frattini, una delle poche che ad oggi tenta di normare il conflitto di interessi e il fenomeno delle porte girevoli, prevede infatti un periodo di “raffreddamento” di appena un anno prima di poter passare dal settore pubblico a quello privato. Un tempo tuttavia molto ristretto per riuscire effettivamente a evitare potenziali conflitti di interessi.

Ma perché siamo tornati così indietro nel tempo? Perché in quegli anni alla Telit Gasparri avrebbe stretto i rapporti che lo hanno portato oggi a essere presidente di una società di cybersicurezza, la Cyberealm srl, nonostante sia attualmente senatore, membro della commissione Vigilanza Rai, capogruppo di Forza Italia e, fino alla scorsa settimana, vicepresidente del Senato.

È quanto emerso dalla puntata di Report di ieri sera, 26 novembre, la prima parte di un’inchiesta che avrà seguito nelle prossime settimane. Secondo quanto sostenuto da Report, per la società del senatore lavorerebbero manager e collaboratori che hanno rapporti con i servizi segreti di vari Paesi, soprattutto Israele. Ciliegina sulla torta, Gasparri non avrebbe mai comunicato al Senato questo incarico all’interno di una società commerciale privata.

Questa, però, è solo la punta dell’iceberg.

Gasparri si è subito difeso sostenendo che, innanzitutto, per legge non sarebbe obbligato a comunicare la sua carica di presidente della Cyberealm; in secondo luogo, in quanto presidente, non avrebbe svolto nessun ruolo operativo. Le cose, però, non stanno proprio così: sebbene la legge non preveda l’obbligo di dichiarare esplicitamente quel ruolo, il Regolamento del Senato dice chiaramente che “entro trenta giorni dalla proclamazione ciascun Senatore deve dichiarare le cariche e gli uffici ricoperti a qualsiasi titolo, retribuiti e gratuiti […]. In corso di legislatura, ciascun Senatore deve analogamente comunicare, entro trenta giorni, le cariche e gli uffici acquisiti o dismessi.”. Inoltre, secondo quanto emerso dall’inchiesta di Report, nel verbale di nomina a presidente della società, Gasparri avrebbe dovuto “curare e gestire i rapporti istituzionali”. Il Gasparri lobbista, insomma, avrebbe anche potuto confrontarsi con il Gasparri rappresentante delle istituzioni. Alla faccia del ruolo “non operativo”! Sarà per questo che la carica in questione non è mai stata segnalata a Palazzo Madama?

E sarà sempre per questo che Gasparri ha convocato in commissione Vigilanza Rai Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e proprio in quell’occasione si è contraddistinto per un certo accanimento nei confronti della trasmissione? Il senatore sapeva, infatti, da oltre 20 giorni che sarebbe stato al centro di un’inchiesta di Report. Che volesse mandare “un avvertimento” a Ranucci e il suo staff prima della messa in onda?

Non sappiamo nemmeno da dove iniziare a chiedervi sostegno perché, all’origine di tutto questo, c’è una gigantesca voragine normativa. Non abbiamo una legge per regolamentare le attività di lobbying che dica chiaramente cosa è lecito fare e cosa no (sicuramente non lo sarebbe ciò che sembrerebbe aver fatto Gasparri); non abbiamo una legge contro il conflitto di interessi che preveda, tra le altre cose, un periodo di raffreddamento di almeno due anni e indichi quali incarichi privati può ricoprire un personaggio istituzionale e quali no; non abbiamo, infine, leggi sulla diffamazione che garantiscano allo stesso tempo tutele e protezione ai giornalisti che cercano semplicemente di fare il loro lavoro.

Firmate le nostre petizioni dunque e condividete questo blogpost per far sapere a quanti più cittadini perché queste leggi servono il prima possibile!

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