10 January 2020

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Grazie alle firme raccolte inizia il percorso di approvazione di una legge sul lobbying

Primo successo per la nostra campagna: le proposte di legge approdano finalmente in Commissione Affari costituzionali alla Camera

di Salvatore Papa

Ci siamo quasi:  prima della pausa natalizia, è iniziato l’esame in Commissione Affari costituzionali della Camera dei disegni di legge per regolare l’attività di lobbying. È grazie al nostro impulso e soprattutto all’aiuto di tantissimi cittadini hanno supportato la campagna di The Good Lobby se siamo riusciti a sbloccare l’iter della legge.

Ma il percorso è ancora lungo: se non l’hai ancora fatto unisciti alla battaglia firmando la petizione.

Il primo passaggio in Commissione è stato di abbinare le tre proposte presentate nel corso di questa Legislatura: quella di Italia Viva a firma di Silvia Fregolent, quella del PD di Marianna Madia e quella del M5s di Francesco Silvestri. La convergenza tra le forze di maggioranza su questo tema appare davvero molto alta, dimostrata anche dal fatto che i testi in esame sono stati presentati tutti dai partiti di governo. Dopo l’indagine che ha coinvolto la Fondazione Open facendo emergere le pressioni sull’ex Governo Renzi per “accontentare” le richieste dei finanziatori, sembra che le forze politiche abbiano finalmente dato un’accelerata al provvedimento sul lobbying.
La relatrice pentastellata Roberta Alaimo ha subito chiesto di passare alla fase di ascolto, prevedendo di convocare audizioni in Commissione. I partiti hanno ora il compito di segnalare le personalità da ascoltare nel ciclo di audizioni informali, scelte tra professori, esperti e rappresentanti della società civile. 

Le nostre proposte per una legge davvero efficace…

Come nostra abitudine, non ci limitiamo solamente a chiedere una legge ma porteremo alla nostra audizione proposte dettagliate e concrete.
Sono quattro i punti fondamentali che consideriamo necessari per regolare l’attività di lobbying in maniera davvero efficace:

  1. Introduzione di un registro pubblico obbligatorio dei portatori di interessi 
  2. Introduzione dell’Agenda pubblica degli incontri 
  3. Consultazioni degli stakeholder 
  4. Quadro sanzionatorio efficace per politici e lobbisti

Cosa c’è e cosa manca nei ddl in esame?

I disegni di legge presentati da Fregolent per Italia Viva e Silvestri per il Movimento 5 Stelle sono molto simili tra loro sia nella struttura che nelle misure proposte.
Discorso a parte va fatto per quello presentato dall’ex Ministra Marianna Madia che sembra avere come obiettivo principale quello di uniformare le iniziative frammentate dei singoli ministeri piuttosto che regolamentare la rappresentanza di interessi nel suo complesso. Infatti, si concentra esclusivamente su rapporti dei portatori di interesse con i membri del Governo e i dirigenti delle amministrazioni statali promuovendo l’istituzione del registro della trasparenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e di un agenda degli incontri presso ogni ministero.

Il ruolo del controllore

Un punto critico che balza subito agli occhi riguarda la scelta dell’autorità super partes per la tenuta del registro. Nella proposta Fregolent, Il ruolo centrale di controllare sul registro, definire il codice deontologico e sanzionare i lobbisti che non rispettano le regole è affidato all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Nella proposta Silvestri gli stessi compiti sono affidati a un comitato per la trasparenza dei processi decisionali costituito presso l’Antitrust (AGCM). 

Questa differenza è utile per farci capire i diversi approcci adottati nel regolare il fenomeno lobbying. Affidare il controllo ad ANAC lascia trasparire la volontà di farlo in un’ottica di prevenzione e contrasto ai fenomeni di corruzione e malaffare. Mentre la scelta di affidare questo ruolo all’Antitrust persegue soprattutto un’ottica di riequilibrio del mercato e della libera concorrenza. Su questo punto siamo realmente combattuti su quale sia la strada più giusta da perseguire, entrambe le opzioni hanno senso. Scegliere l’Antitrust, significherebbe anche tentare di spezzare da un punto di vista narrativo il legame tra lobbying e corruzione. All’Anac va però riconosciuto un valore fondamentale: è l’autorità più indipendente e meno permeabile alle pressioni della politica che abbiamo nel nostro Paese.

Il Registro pubblico obbligatorio dei portatori di interessi

Il punto cardine di tutte le proposte è il Registro dei portatori di interessi, uno strumento utile per garantire una maggiore trasparenza e accessibilità alle informazioni relative all’attività dei lobbisti, come l’organizzazione per cui lavorano, i temi di cui si occupano, gli obiettivi perseguiti e le risorse economiche impiegate. Per l’iscrizione non sono previsti particolari requisiti se non aver compiuto il diciottesimo anno di età e godere dei diritti civili. Porte chiuse per chi si è macchiato di gravi reati, tra cui quelli contro la personalità dello Stato e della Pubblica Amministrazione, l’ordine pubblico e l’incolumità generale e per chi è stato interdetto, anche temporaneamente, dai pubblici uffici. L’iscrizione è vietata per i dirigenti di partito e per i giornalisti ( a meno che non rinuncino a esercitare l’attività giornalistica). A un codice deontologico è affidato il compito di stabilire le modalità di comportamento che gli iscritti devono seguire.

Revolving doors e cooling off

Viene disciplinato anche il fenomeno delle cosiddette revolving doors (porte girevoli), ossia il passaggio dei politici o dei funzionari pubblici a incarichi nel settore privato. 

Da quando Bruxelles è diventata capitale del lobbismo mondiale (superando Washington), ad aumentare non è stato solamente il numero dei lobbisti ma anche i casi di passaggi sospetti dal pubblico a al privato. Il più celebre è quello dell’ex Presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso, diventato Presidente non esecutivo della banca d’affari Goldman Sachs e accusato di fare il lobbista per il suo nuovo datore di lavoro. In Europa la soluzione adottata per gli ex commissari consiste nel divieto di svolgere l’attività di lobbying per un periodo di tempo successivo alla cessazione dell’incarico di due anni (il cosiddetto periodo di cooling off”) qualora la nuova attività intrapresa sia collegata al portafoglio precedente del commissario. Anche nei disegni di legge in esame si è deciso di intraprendere la stessa strada; nella proposta Silvestri sono due gli anni di “raffreddamento” per i dirigenti di partito, quattro per chi ha assunto compiti di direzione e controllo in enti pubblici. Secondo Fregolent basta un anno per entrambe le categorie. 

Agenda pubblica degli incontri

Tutte le proposte in esame prevedono l’istituzione di un’agenda pubblica degli incontri, lo strumento in cui i decisori pubblici hanno l’obbligo di riportare alcune informazioni essenziali sugli incontri svolti, tra cui: i partecipanti, i temi di interesse e l’eventuale documentazione depositata. Conoscenze necessarie per l’attività di monitoraggio del lobbying da parte di cittadini, associazioni e giornalisti.

Obblighi e diritti degli iscritti e le procedure di consultazione

I rappresentanti di interesse hanno l’obbligo di trasmettere all’autorità per la tenuta del registro una relazione annuale indicando le attività svolte, le risorse umane ed economiche impegnate, e i politici contattati. Per la proposta Silvestri, è prevista esplicitamente una procedura di consultazione che ciascun decisore pubblico può indire per ascoltare e conoscere il punto di vista dei portatori di interesse, qualora intenda proporre o adottare un atto normativo.
Nella proposta Fregolent agli iscritti è riconosciuto il diritto di presentare proposte, richieste, studi, ricerche e documenti, suggerimenti; insomma tutto ciò che può essere utile al dibattito su una decisione. Non è prevista una procedura di consultazione: è semplicemente sancito “il divieto per il decisore pubblico di rifiutarsi di conoscere le proposte dei rappresentanti di interesse”. Una formulazione soft che non spiega in che modo quindi queste proposte dovrebbero essere effettivamente ascoltate e consultate dai decisori pubblici.

Apprezziamo molto l’orientamento della proposta Silvestri ma aggiungiamo che ci piacerebbe che le consultazioni diventassero obbligatorie almeno per gli atti di iniziativa del Governo.

Le sanzioni

Per chi svolge l’attività di rappresentanza senza iscrizione è prevista una pesante sanzione che va dai 10.000 ai 100.000 nella proposta Madia e dai 20.000 fino ai 200.000 euro in quella Fregolent. Sanzioni “reputazionali” sono invece previste, in tutte le proposte, in caso di mancato rispetto degli obblighi del codice deontologico sottoscritto al momento dell’iscrizione nel registro, quali la censura, la sospensione e nei casi più gravi la cancellazione. Se si forniscono, invece, informazioni false o mendaci si va da 1.000 a 10.000 nella proposta Silvestri e da 5.000 a 50.000 euro in quella Fregolent, accompagnata da una sanzione reputazionale, valida sia per i lobbisti che per i decisori pubblici. Tutti i testi sembrano prevedere delle pene troppo sbilanciate verso i lobbisti, davvero molto soft quelle per i politici che sgarrano. Su questo punto c’è ancora del lavoro da fare: sarà indispensabile raggiungere un equilibrio del sistema delle pene per rendere la normativa efficace per tutti.

Se sei stato così bravo da arrivare fino in fondo all’articolo ma non altrettanto da firmare la nostra petizione, puoi farlo qui! 

La strada per l’approvazione è ancora molto lunga, piena di trappole e insidie.  Seguiremo passo a passo il percorso, vi aggiorneremo costantemente sulle  novità e vi chiameremo all’azione quando cercheranno di metterci i bastoni tra le ruote. Non siamo disposti a fare passi indietro. 

FIRMA LA PETIZIONE