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28 Agosto 2020

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Il lobbying oltre gli stereotipi

Un articolo su Le Monde fa luce sul lavoro di tutti quei lobbisti che portano avanti le battaglie delle non profit e gli interessi di aziende innovative e progressiste.

di The Good Lobby

Il lobbying è un’attività al servizio di interessi “sporchi”, svolta da oscuri faccendieri al soldo dei grandi poteri economici privati che vogliono influenzare il processo decisionale pubblico. “Il lobbying uccide”.
Questo è quanto di peggio si dice e si pensa della rappresentanza di interessi, ma c’è dell’altro. E questo “altro” ha valori e intenti diametralmente opposti.

Il quotidiano francese Le Monde ha dato spazio, in un articolo che finalmente guarda oltre i pregiudizi più diffiusi, a The Good Lobby e a quei “lobbisti” che cercano di portare avanti le battaglie delle organizzazioni della società civile, gli interessi delle aziende innovative e progressiste impegnate in cause nobili, edificanti, per il bene comune e i diritti di tutti.
Contrastare l’emergenza climatica, ad esempio, o generare una maggiore attenzione all’etica e all’ambiente. 

Perché il lobbying, prima di essere etichettato come “buono” o “cattivo”, è una pratica democratica che permette di far incontrare rappresentati (o sottorappresentati) con i rappresentanti pubblici, aiutando questi ultimi ad aprire gli occhi su ciò che anima (e agita) la società e a prendersi carico delle sue istanze.

È vero dunque che, troppo spesso, a essere ascoltati nelle stanze della politica sono interessi privati che danneggiano l’interesse pubblico, ma è altrettanto vero che la pratica del lobbying, in sé, è uno strumento e come tale non può essere demonizzata a priori.

Come The Good Lobby ci battiamo perché venga regolata, resa trasparente e accessibile a tutti, in egual misura. Alla società civile in particolare.

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