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24 Settembre 2021

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Regolamentare il lobbying: siamo tutti d’accordo, manca solo la legge.

La regolamentazione del lobbying la vogliono tutti: dalle organizzazioni della società civile ai parlamentari, dal settore privato agli organismi internazionali. Ora basta solo portare la legge in Aula e votarla! Leggi l’intervista al direttore di Cattaneo Zanetto&Co.

di The Good Lobby

Molti di voi, dopo aver letto da oltre un anno i nostri articoli e aver visto le nostre azioni, potrebbero pensare che regolamentare il rapporto tra i portatori d’interessi e i decisori pubblici sia soltanto una richiesta delle 31 organizzazioni non governative che compongono la coalizione Lobbying4Change o di organismi internazionali come l’Unione Europea, l’OCSE o il Consiglio d’Europa. Invece no, perché molti parlamentari italiani (come avrete visto le nostre interviste) e soprattutto molti attori del settore privato chiedono alla politica una legge sul lobbying.

 

Con Transparency International Italia abbiamo intervistato Pier Paolo Pota direttore di Cattaneo Zanetto & Co: la più grande società italiana di relazioni pubbliche e lobbying. 

 

Il punto di vista di Catteo Zanetto & Co.

 

  • Quanto c’è bisogno in Italia di una legge sul lobbying?

Le aziende sono sempre più attente alle relazioni istituzionali come dimostrato dai dati di mercato che vedono il settore in costante crescita. Tale crescita è stata accompagnata da una offerta formativa che ha contribuito ad una sempre maggiore professionalità. Cattaneo Zanetto & Co., come giusto che sia in quanto leader di mercato, si è fatta promotrice di una sempre maggiore trasparenza e competenza nell’attività di lobbying. Le aziende e gli operatori del settore hanno da tempo risposto positivamente. Ben venga quindi una legge sul lobbying che “cristallizzi” questa maturità del settore e che possa essere da guida per i prossimi anni. La definizione di un quadro normativo può agevolare il percorso virtuoso che si è avviato, riconoscendo sempre più competenza e professionalità, migliorando così la percezione del nostro lavoro da parte dell’opinione pubblica, e producendo effetti positivi sulle stesse Istituzioni: perché siamo convinti che garantire la corretta partecipazione dei portatori di interesse consente innanzitutto una migliore qualità delle norme.

 

  • L’attuale proposta in discussione in Commissione è un buon punto di partenza per regolare il settore?

La proposta di legge è sicuramente un buon punto di partenza e il giusto equilibrio tra le diverse proposte presentate in questa Legislatura. Positivo, a nostro avviso la previsione di una regolazione unica per tutte le amministrazioni (si intende anche a livello regionale e comunale, ndr) che può consentire una corretta uniformità delle attività. Adeguate le disposizioni relative le sanzioni, gli obblighi e il divieto di revolving doors. Condivisibile, anche per un “valore simbolico”, l’aver istituito il Comitato di Sorveglianza presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Sul diritto di accesso, che come detto è a nostro avviso l’elemento qualificante per la definizione di una disciplina dell’attività di rappresentanza di interessi, abbiamo accolto con favore le aperture previste dalla proposta di legge: gli articoli sui diritti degli iscritti e sulla procedura di consultazione rappresentano un primo interessante segnale. 

 

  • C’è qualcosa che si potrebbe migliorare e se sì cosa?

La proposta di legge, come detto, definisce una disciplina adeguata e condivisibile. L’apertura prevista nelle menzionate disposizioni relative al diritto di accesso speriamo che siano un primo passo e che possano essere rafforzate in futuro, magari nei prossimi mesi dopo un primo periodo di valutazione della nuova disciplina. Un processo di definizione della norma che preveda e implementi il coinvolgimento dei portatori di interesse con modalità e tempistiche adeguate, non solo è garanzia della trasparenza ma crea un circolo virtuoso capace di migliorare la qualità delle norme. In quest’ottica potrebbero essere rafforzati i diritti, prevedendo un maggiore coinvolgimento dei portatori di interesse nella fase iniziale di definizione delle norme (al momento è presente un generico riferimento al possibile coinvolgimento all’Analisi Impatto Regolazione, cioè una valutazione preventiva dei possibili effetti di una legge ndr), ampliate le previsioni sulla procedura di consultazione rendendola ad esempio obbligatoria se non per tutti ma per alcuni provvedimenti chiave, affidare al Comitato di Sorveglianza, che al momento ha solo compiti di controllo sugli obblighi e potere sanzionatorio, la garanzia e il rispetto anche dei diritti dei rappresentanti.

 

Tutto d’accordo sì, ma adesso? 

 

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato il calendario per approvare la proposta di legge sia alla Camera dei deputati che al Senato. La Commissione Affari Costituzionali ha ricevuto circa 80 emendamenti che potrebbero migliorare (ma non solo) la bozza del testo base. Nelle prossime settimane ci aspettiamo che la Commissione discuta le proposte emendative e voti il testo. Nel frattempo, speriamo che il provvedimento sulla regolamentazione del lobbying entri nel calendario trimestrale d’Aula, cioè tra le proposte di legge che si discuteranno a Montecitorio da qui a fine anno. Il lobbying verrà inserito nel calendario? E’ probabile, ma per esserne sicuri è necessario fare pressione: firmate e fate firmare la petizione, condividete i nostri contenuti e sosteneteci! 

 

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