Dona

25 Marzo 2026

EmailTwitterFacebookWhatsApp

Santanchè si dimette, ma serve una legge sul conflitto d’interessi seria

Con una legge sul conflitto di interessi chiara ed efficace Daniela Santanchè non sarebbe nemmeno diventata ministra del Turismo e ora vi spieghiamo perché

di The Good Lobby Italia

Firma per fermare i conflitti di interessi

58.530

Aiutaci a raggiungere 75.000 firme

Nome

Cognome

Email

Aderendo alla nostra petizione acconsenti a ricevere via email informazioni in linea con i tuoi interessi su questa e altre iniziative di The Good Lobby Italia. Tuteliamo la tua privacy. Puoi disiscriverti in ogni momento.

Ultime firme

  • Maria Luisa S.

    12 min fa

  • Viviana T.

    1 giorni fa

  • Elena M.

    1 giorni fa

È la notizia del giorno: Daniela Santanchè si è dimessa dal suo incarico come ministra del Turismo, dopo essere stata “gentilmente” invitata a farlo dalla Presidente del Consiglio per via dei suoi guai giudiziari, sulla scia di quanto già fatto dal sottosegretario alla Andrea Giustizia Delmastro e della capa di gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi.

Ma su Daniela Santanché ci sentiamo di dire una cosa: il Governo non avrebbe mai dovuto chiedere a Daniela Santanchè di dimettersi per le svariate accuse a suo carico per falso in bilancio, bancarotta fraudolenta, la presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps per aver chiesto e ottenuto, ai tempi del Covid, la cassa integrazione per i suoi dipendenti che, in realtà, continuavano a lavorare da remoto. 

Vi starete chiedendo perché. È semplice: Daniela Santanchè, a priori, non avrebbe dovuto essere nominata ministra a causa di un enorme conflitto di interessi, come abbiamo più volte sottolineato attraverso appelli, mail bombing e richiami di ogni tipo. Santanchè è stata infatti socia, insieme all’amico Flavio Briatore, dello stabilimento balneare di lusso “Twiga”, almeno fino a poche settimane dopo la nomina ufficiale a ministra del Turismo (dicastero che, fra le varie cose, si occupa anche di concessioni balneari), quando ha “risolto” la faccenda cedendo le quote a Briatore e al compagno, Dimitri Kunz, che a sua volta le ha vendute, nel 2025, allo stesso Briatore. 

 

 

Il conflitto di interessi in Italia

 

Tutto ciò, purtroppo, è stato possibile perché nel nostro Paese non esiste una legge contro il conflitto di interessi dettagliata ed efficace, ma solo una serie di norme frammentarie. Tra queste c’è, per esempio, la legge Frattini del 2004 che vieta ai titolari di cariche di Governo di avere ruoli dirigenziali o operativi in aziende private, ma non vieta di possederle o di detenere quote societarie. Figuriamoci se quelle quote vengono cedute al compagno! 

Siamo al paradosso: non possono diventare ministro tutti i dirigenti, gli impiegati e gli operai di una grande azienda nel settore di competenza di quel ministero, mentre il proprietario può essere investito di quell’incarico! 

Il GRECO, il Gruppo di Stati contro la corruzione, nei suoi ultimi report ha criticato l’Italia proprio per queste lacune e ha sottolineato inoltre la mancanza di regole specifiche sui potenziali conflitti di interessi dei consulenti dei membri del Governo. 

È evidente che l’Italia ha bisogno di una legge contro il conflitto di interessi che monitori, regoli e impedisca che simili episodi si ripetano. Per questo vi invitiamo a firmare la nostra petizione per chiedere l’approvazione della legge sul conflitto di interessi, bloccata da quasi due anni alla Camera. 

 

 

photo credit: Papetti R. / Lapresse 

FIRMA LA PETIZIONE