Seppur a rilento, quindi, il processo di trasposizione della direttiva si è riavviato, anche se sembra sempre più probabile che non si concluderà entro la scadenza prevista, ovvero il 7 maggio.
Assieme al nodo italiano della Coalizione contro le SLAPP in Europa (CASE), abbiamo più volte sottolineato però che il Governo non deve limitarsi a recepire la legge europea, che offre protezione solo ai casi transfrontalieri.
Si tratta di un limite non indifferente, considerando che oltre il 90% delle SLAPP è di natura nazionale. Per questo la Commissione europea, che non ha competenza legislativa per intervenire direttamente sui casi nazionali, ha invitato gli Stati ad estendere le garanzie anche ai casi interni. Stessa cosa ha fatto il Consiglio d’Europa nelle sue raccomandazioni.
Purtroppo per noi, però, le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembrano andare in direzione opposta. Limitarsi ad applicare le protezioni legali solo ai rari casi transfrontalieri e considerare le leggi nazionali sufficienti a fermare gli abusi, come indicato da Meloni, non proteggerà le voci critiche dalle azioni legali temerarie. Una pessima notizia per l’Italia, dove l’abuso di SLAPP diventa, di anno in anno, una vera e propria emergenza democratica: nel nuovo report di CASE e della Fondazione Daphne Caruana Galizia, nel 2024 sono state mappate 167 azioni legali temerarie in tutta l’Unione europea. Di queste, 21 riguardano l’Italia, che si colloca al primo posto.
Il tema delle SLAPP è stato anche al centro della recente missione del consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR), una rete di organizzazioni, fra cui OBCT Transeuropa, coordinatrice di CASE Italia, che monitora la libertà di informazione in Europa, tornata a Roma dall’8 all’11 marzo per valutare la situazione nel nostro Paese. Anche questa volta, come già nel 2024, non si è registrata disponibilità al confronto sui temi al centro della missione da parte delle forze di governo, fatta eccezione per un incontro tecnico con la segreteria del Sottosegretario alla Giustizia. Un segnale preoccupante, perché il confronto con la società civile dovrebbe sempre essere garantito.
Nel corso della missione, il MFRR ha inoltre sollevato criticità sulla governance della Rai e sulla mancata attuazione dell’European Media Freedom Act, che richiede una gestione indipendente e trasparente del servizio pubblico. Ha poi chiesto chiarimenti su gravi episodi di sorveglianza tramite lo spyware Paragon ai danni dei giornalisti Ciro Pellegrino e Francesco Cancellato di Fanpage e di Roberto D’Agostino di Dagospia.
Recepire la direttiva è solo l’inizio: senza un intervento più ambizioso, il rischio è che la maggior parte delle vittime continui a restare senza protezione. È ora di colmare questo vuoto. Per questo chiediamo al Governo di non sprecare questa occasione e garantire tutele dalle SLAPP anche ai casi nazionali.
*photo credit: La Repubblica
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