Il nuovo report People Power Under Attack 2025 pubblicato da Civicus Monitor, la piattaforma internazionale che analizza lo stato delle libertà civili nel mondo, segnala un preoccupante arretramento dell’Italia. Da Paese con spazio civico “limitato”, siamo scivolati nella categoria delle libertà civili ostruite, in compagnia di democrazie illiberali come l’Ungheria di Viktor Orbán.
Il principale colpevole di questo deterioramento del nostro spazio civico è il DL Sicurezza. Approvato lo scorso giugno (nonostante le proteste della società civile e le critiche di organi come l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa), il DL Sicurezza introduce misure che criminalizzano l’attivismo: sanzioni sproporzionate o addirittura il carcere per forme di disobbedienza civile non-violenta. A pagarne le conseguenze sono stati in particolare gli attivisti climatici e chi ha manifestato contro il genocidio in Palestina, spesso delegittimati e accusati di “estremismo”.
A destare preoccupazione è anche l’aumento vertiginoso delle SLAPP, le querele bavaglio utilizzate per intimidire giornalisti e attiviste che denunciano abusi di potere, corruzione o violazioni dei diritti fondamentali. D’altra parte non è un caso che l’Italia sia scesa al 49esimo posto anche nella classifica – fresca di pubblicazione – stilata da Reporters senza Frontiere sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo. Rispetto al 2024 abbiamo perso ben tre posizioni, precipitando all’ultimo posto tra i Paesi dell’Europa occidentale.
Nel report, Civicus richiama anche lo scandalo Paragon che ha rivelato l’uso da parte del Governo dello spyware Graphite, fornito dall’azienda israeliana Paragon, per spiare giornalisti e attivisti.
Ma l’Italia non è sola in questo caduta illiberale. Anche Francia e Germania, grandi democrazie europee, si ritrovano nella stessa categoria: la prima per il crescente attacco alla libertà di associazione, la seconda per la repressione violenta della solidarietà verso la Palestina.
I nostri timori, insomma, erano tutt’altro che infondati. Alcuni dei pilastri su cui si fonda il nostro “Stato di diritto” sono pesantemente minacciati. Per questo chiediamo al Governo di tornare sui propri passi, di ritirare le norme che restringono lo spazio civico e di agire finalmente come una democrazia vera, garantendo i diritti fondamentali di protesta, espressione e partecipazione. Prima che sia troppo tardi.
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29 Gennaio 2026
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