Massimo C.
6 ore, 38 min fa
Giovanni Antonio R.
Ieri
Roberto H.
Ieri
L’arresto (e successivo rilascio senza accuse, almeno per il momento) dell’ex principe britannico Andrew Mountbatten-Windsor, rappresenta un evento senza precedenti che scuote le fondamenta della monarchia britannica: per la prima volta nella storia moderna un membro della famiglia reale finisce in stato di fermo.
L’accusa mossa nei suoi confronti riguarda la sua passata attività di inviato per il Commercio del Regno Unito, ruolo durante il quale avrebbe sfruttato la propria posizione per passare documenti e briefing riservati a Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019.
Le indagini, alimentate dalle email diffuse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, suggeriscono che Andrew abbia condiviso informazioni sensibili durante le sue missioni ufficiali a Hong Kong, Vietnam e Singapore, come, per esempio, dettagli cruciali relative alla ricostruzione della provincia di Helmand, in Afghanistan, nel 2010.
Stesso destino sembrerebbe spettare a Peter Mandelson, per decenni figura centrale della politica britannica ed europea come deputato laburista, consigliere dell’allora Primo Ministro Tony Blair, Commissario europeo per il commercio e ministro delle Attività Produttive durante il Governo Brown dal 2007 al 2010.
Nel 2024 il Primo Ministro Keir Starmer lo aveva nominato ambasciatore negli Stati Uniti, incarico conclusosi nel settembre 2025 dopo le prime rivelazioni sulla sua vicinanza a Jeffrey Epstein anche successivamente alla condanna di quest’ultimo nel 2008.
Le nuove email rese pubbliche sembrano però delineare un quadro più grave. Secondo quanto emerso, tra il 2008 e il 2010, mentre ricopriva incarichi governativi, Mandelson avrebbe condiviso con Epstein informazioni riservate potenzialmente rilevanti per i chi opera nei mercati finanziari.
I documenti citano, tra gli altri, dettagli cruciali sul piano dell’Unione europea da 500 miliardi di euro per sostenere l’eurozona o i piani di privatizzazione miliardari decisi dal Governo laburista. Ma Mandelson avrebbe rivelato in anticipo anche nomine di vertice nel settore bancario, come quella del nuovo presidente di Barclays. Questi passaggi di informazioni non sarebbero stati gratuiti, poiché le indagini documentano versamenti di denaro da parte di Epstein verso Mandelson e il suo compagno.
Dopo la sconfitta elettorale del 2010, Mandelson ha fondato la società di consulenza Global Counsel, con l’obiettivo dichiarato, in uno scambio di email con Epstein, di valorizzare economicamente la propria rete di relazioni istituzionali.
Andrew Mountbatten-Windsor e Peter Mandelson sono oggi indagati per “misconduct in public office”, reato che nel sistema britannico riguarda l’abuso di una funzione pubblica o la violazione della fiducia connessa a un incarico.
Sebbene queste vicende riguardino principalmente l’ambiente politico britannico, possono servire da monito anche per l’Italia, dove l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il ridimensionamento delle norme sul traffico di influenze illecite, voluti dal ministro della Giustizia Nordio, insieme all’assenza di una legge organica sul lobbying e di regole efficaci sulle porte girevoli, pongono le condizioni perfette per episodi simili.
Servono norme chiare che impediscano e, se necessario, sanzionino l’uso di informazioni acquisite nell’esercizio di cariche istituzionali per fini personali. Senza obblighi stringenti di trasparenza sugli incontri e senza limiti effettivi al fenomeno delle porte girevoli, le informazioni di interesse pubblico restano esposte al rischio di diventare strumenti di vantaggio competitivo per interessi privati.