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5 Marzo 2021

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La lotta alla corruzione interessa ancora al braccio destro di Draghi?

La Commissione coordinata dall'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Garofoli nel 2012 proponeva di introdurre regole su lobbying e al conflitto d’interessi. Ma da allora non si è fatto più fatto nulla.

di Fabio Rotondo

Dopo un lungo stop decisionale per la crisi di governo, la situazione politica italiana è tornata alla “normalità”. Ora è tempo di mettere mano al Recovery Fund. Come sapete, il nostro Paese è destinatario della cifra più consistente dei fondi europei: 209 miliardi di euro. Siamo pronti a spendere adeguatamente questa immensa quantità di denaro pubblico? Siamo sicuri che i soldi non spariscano nelle tasche di qualche azienda amica della politica? Siamo protetti da infiltrazioni mafiose e fenomeni di corruzione?

Senza leggi che regolamentino il lobbying, il conflitto d’interessi e rafforzino le attuali tutele verso i whistleblower la vediamo dura. Per non parlare del pressoché nullo coinvolgimento della società civile nella redazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), necessario per ricevere i fondi dall’UE.

L’allargata squadra di governo sa quanto è urgente regolamentare questi fenomeni per prevenire la corruzione e garantire protezione a chi la denuncia? Abbiamo ritrovato un Rapporto del 2012 di una Commissione coordinata dall’attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, in pratica il braccio destro di Draghi, che dà peso a queste tematiche!

Sveliamo il Rapporto

Quando noi di The Good Lobby leggiamo questi capolavori ci commuoviamo. Nessuna ironia! All’epoca la Commissione per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione ha svolto un ottimo lavoro! Sarebbe un peccato buttare via gli sforzi di chi ci ha lavorato così duramente, proprio per questo la ripeschiamo dagli abissi per darle finalmente l’attenzione che merita: portarla in Parlamento per salvare il Recovery Fund!

Prima però sveliamo gli eroi di questo manoscritto e il suo contenuto. La Commissione venne istituita tramite decreto il 23 dicembre 2011 dall’allora Ministro per la Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi (Governo Monti), attuale Presidente del Consiglio di Stato. Nominato Roberto Garofoli coordinatore, la Commissione era perlopiù composta da magistrati, professori universitari. 

Sfogliando le 436 pagine del Rapporto, è impossibile non notare le misure proposte per la prevenzione della corruzione:

  • introdurre un’adeguata tutela di chi denuncia i fenomeni corruttivi (whistleblower), oltre che un sistema di premialità già adottato in altri ordinamenti;
  • irrobustire le discipline riguardanti l’integrità (codici di condotta, incompatibilità, incandidabilità e ineleggibilità, limiti ai conflitti di interesse, limiti alla possibilità di ricevere incarichi, responsabilità disciplinare) e i livelli di trasparenza;

Voi direte: “embè? tutti bravi a citare queste cose genericamente”. Il Rapporto approfondisce ogni tematica.

 

Conflitto d’interessi

Il rapporto tra interessi pubblici e privati nella titolarità degli uffici governativi viene definito un “problema”, con la necessità di intervenire per “assicurare una maggiore ed effettiva indipendenza personale della dirigenza”. Preoccupano quindi le situazioni di conflitto che possono prodursi tra “la titolarità di compiti dirigenziali e l’assunzione di interessi presso imprese private”. La squadra della Commissione suggerisce l’istituzione di codici di condotta. Ad oggi la Camera dei Deputati ha sottoscritto un proprio codice, il Senato e Palazzo Chigi ne sono ancora sprovvisti.

 

Lobbying e porte girevoli 

La Commissione ricorda che l’Italia è uno dei membri Ocse ancora sprovvisti di una regolazione sul lobbying e propone di porre rimedio: “in prospettiva dell’innalzamento del livello di trasparenza assume senz’altro rilievo la regolazione dell’attività di rappresentanza di interessi particolari”. Un altro motivo per cui è necessario porre regole al lobbying è la garanzia di un “efficace controllo pubblico, come pure la conoscenza del modo in cui le istituzioni pubbliche sono pervenute ad una determinata decisione, così da consentire di cogliere il peso rivestito dagli interessi particolari rappresentati”. Parole sante.

La soluzioni dichiarate per arginare il fenomeno sono:

  • il Registro della Trasparenza obbligatorio tenuto da un’Autorità terza;
  • un codice di condotta redatto dai soggetti pubblici interessati;
  • l’introduzione di restrizioni alle “porte girevoli” (conosciuto anche come revolving doors o pantouflage).

Tra le misure per il contrasto del revolving doors viene citato il “periodo di raffreddamento”. In pratica, chi riveste un incarico pubblico deve aspettare uno o due anni prima di andare a lavorare presso enti privati, in modo da non agevolare uno specifico ente (o azienda) privato con le informazioni e conoscenze personali acquisite nello svolgimento dell’incarico pubblico. Nel Rapporto il caso delle porte girevoli viene ripreso nell’ambito dei dirigenti a capo di aziende sanitarie locali. In tempo di pandemia l’urgenza di porre delle regole concrete fa ancora più eco.

Whistleblowing

In questo campo la Commissione non lascia spazio a fraintendimenti, infatti dedica molte pagine alla spiegazione del fenomeno, cioè la denuncia da parte di dipendenti della Pubblica Amministrazione (e non solo) di casi o possibili casi di corruzione. Si propongono la promozione di una cultura della legalità, procedure per facilitare la segnalazione e meccanismi di protezione efficaci.

Nell’ottobre 2017, anche grazie agli sforzi di Riparte il Futuro (l’attuale team di The Good Lobby),  è stata approvata la legge sul whistleblowing. Tuttavia nel 2019 l’Unione Europea ha adottato una Direttiva quadro per la protezione dei whistleblower con elementi mancanti nel nostro sistema normativo. Gli Stati Membri hanno l’obbligo di recepirla entro la fine di quest’anno. E’ fondamentale che il governo adotti la Direttiva nella sua interezza entro i termini prestabiliti.

Garofoli, non ti scordar mai di noi

Con questo articolo vogliamo fare breccia sul Sottosegretario Roberto Garofoli affinché si ricordi dell’ottimo lavoro svolto in passato e non abbandoni nel dimenticatoio le eccellenti proposte avanzate  quasi dieci anni fa. 

Siccome nel Rapporto, al capitolo sul Governo del territorio, si parla anche di partecipazione della società civile, cogliamo la palla al balzo e invitiamo il Sottosegretario a collaborare insieme per rispolverare e aggiornare i punti sul lobbying, conflitto d’interessi e whistleblowing. Con un lavoro congiunto si può fare in modo che il Governo faccia proprie le proposte di legge su lobbying e conflitti di interessi già depositate in Parlamento e acceleri sul recepimento della Direttiva europea sul whistleblowing.. Sottosegretario, noi siamo pronti, e Lei?

Draghi che ne pensa?

“A strong business culture has to be complemented by a strong ethical culture” Mario Draghi, citazione sul sito della BCE.

Stiamo lanciando un appello a Garofoli, nostro potenziale alleato, ma il Presidente Draghi non è interessato a queste tematiche? Si sa, lui è un tipo riservato, ma carta canta. Sfogliando i documenti della Banca Centrale Europea (BCE) abbiamo trovato il codice di condotta firmato proprio da lui a marzo 2019 quando era presidente. Nel quadro etico-normativo della BCE si fa chiaro riferimento al conflitto d’interessi, lobbying, porte girevoli e whistleblowing.

In Unione Europea inoltre gli standard di trasparenza e partecipazione sono decisamente più alti dei nostri, con la sua esperienza il Presidente Draghi potrebbe elevare le prestazioni italiane in questi settori, così come quello della prevenzione della corruzione. 

Partire in concomitanza dell’arrivo dei fondi del Recovery Fund ci farebbe sentire protetti. Rivolgiamo il nostro appello di collaborazione anche al Presidente del Consiglio Mario Draghi.

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