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14 Giugno 2022

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Lobbying: il Senato toglierà gli sconti a Confindustria?

Il Senato sta esaminando gli emendamenti alla legge sul lobbying. La speranza è che approvi quelli che migliorano il testo approvato dalla Camera sei mesi fa, frutto di un compromesso al ribasso tra le varie forze politiche. La legge dovrebbe essere votata in Aula entro luglio: faremo di tutto per fare approvare un testo equo e in linea con gli standard internazionali. A quel punto la palla passerebbe però di nuovo alla Camera; il processo quindi è ancora lungo e pieno di insidie.

di Fabio Rotondo

Arriveremo a regolare finalmente il lobbying prima della fine di questa legislatura, senza dover cominciare tutto daccapo, per l’ennesima volta? I segnali che arrivano dal Senato, per ora, sono positivi, ma è presto per cantare vittoria.

La Commissione Affari Costituzionali del Senato sta esaminando i 168 emendamenti al disegno di legge (ddl 2495). Il prossimo passo è portarlo in Aula per l’approvazione. A quel punto la sfida sarà far passare un testo che non faccia sconti a Confindustria e che non faccia ricadere gli obblighi di trasparenza solo sui lobbisti. Missione impossibile? Noi 40 associazioni della coalizione #Lobbying4Change ci crediamo!

 

Il punto sugli emendamenti

Tra i 168 emendamenti giunti dalle forze politiche ce ne sono alcuni che possono davvero migliorare la legge. Se siamo a questo punto, è anche merito nostro: nelle scorse settimane noi della coalizione #Lobbying4Change abbiamo mandato le nostre proposte emendative, che  sono state accolte da alcuni partiti: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali, Italia Viva. I nostri emendamenti riguardavano: 

  • nessuno sconto per Confindustria e sindacati: questi due soggetti erano stati esonerati dagli obblighi di trasparenza previsti dalla legge all’ultimissima votazione alla Camera. In pratica, secondo l’attuale testo, tutti coloro che svolgono attività di rappresentanza di interessi devono segnarsi in un registro pubblico, chiamato Registro della Trasparenza, mentre Confindustria potrebbe incontrare i politici senza doversi registrare da nessuna parte. Se nulla cambia, non sapremo mai chi incontra Confindustria, mentre noi organizzazioni della società civile dovremo (giustamente) rispettare tutti gli oneri di trasparenza per poter incontrare i rappresentanti politici. Questo non è assolutamente giusto e nemmeno equo, come segnalato da 42 accademici italiani, europei e americani che hanno inviato una lettera ai Senatori.
  • la trasparenza deve essere garantita anche dalle istituzioni, non solo dai lobbisti. Come detto con l’approvazione della legge chi svolge attività di lobbying avrà degli oneri burocratici per garantire il rispetto dei principi di trasparenza. Noi crediamo che questi oneri debbano essere distribuiti tra i lobbisti e le istituzioni, perché l’attività di lobbying si fa in due e non è giusto farli ricadere soltanto sui portatori d’interessi. Così abbiamo chiesto che l’aggiornamento delle Agende pubbliche degli incontri, ovvero dei registri digitali dove viene segnato quale lobbista ha incontrato quale ministro-funzionario ecc.., sia a carico delle istituzioni e che le agende vengano poi pubblicate  sui siti dei ministeri, dove è anche facile per la cittadinanza monitorare gli incontri istituzionali. Secondo l’attuale testo il mantenimento delle Agende rimane invece esclusivamente  carico dei portatori d’interessi, e noi vogliamo fare in modo che non sia così.
  • Consultazioni pubbliche obbligatorie. Al momento sono previste solo consultazioni pubbliche facoltative tra le istituzioni e i lobbisti. Noi invece vorremmo che chi è iscritto al Registro della trasparenza venga sempre coinvolto nelle consultazioni pubbliche. In questo modo si potrebbe incentivare l’iscrizione,  garantendo l’ascolto dei portatori d’interessi su ogni proposta di legge e  migliorando di conseguenza la qualità della democrazia. 

 

Cosa succederà nelle prossime settimane 

La fase di discussione delle proposte emendative potrebbe concludersi entro fine giugno, salvo imprevisti, e ciò vuol dire che il disegno di legge  potrebbe essere votato in Aula al Senato a luglio. Se il testo verrà migliorato, o comunque se verranno votati emendamenti che modificano la legge già approvata dalla Camera,  a quel punto la palla ri-passa nuovamente ai Deputati probabilmente (speriamo) a settembre. 

Come vedete il processo è ancora molto lungo e ricco di insidie, con il rischio che la legge venga bloccata oppure che non venga  approvata entro la primavera del 2023, quando finirà la legislatura e si voterà il nuovo parlamento. Noi siamo convinti di potere ottenere questa vittoria e non molleremo la presa.  Forti dei nostri 20.000 sostenitori che hanno firmato la petizione, continueremo la nostra battaglia culturale e istituzionale. Non hai ancora firmato la petizione? Firmala subito

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