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17 Luglio 2022

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Portiamo in tribunale lo Stato per il diritto di voto fuori sede

Mancano pochi mesi alla fine della legislatura. In 5 anni nessun Governo è riuscito a far approvare una legge in grado di garantire il diritto di voto a milioni di studenti e lavoratori fuori sede. La crisi di Governo in corso sicuramente non aiuta a capire quale sarà lo sviluppo dell’iter legislativo della proposta di legge che avrebbe dovuto essere discussa in Parlamento nei giorni scorsi. La latitanza della politica ci ha spinto a procedere per vie legali: dopo Palermo abbiamo depositato un ricorso anche presso il tribunale di Genova, dove fra qualche mese, l’11 novembre, ci sarà la prima udienza.

di The Good Lobby

Siamo stanchi di essere l’unico Paese in Europa a impedire il diritto di voto fuori sede. Siamo stanchi che quasi 5 milioni di persone, secondo gli ultimi dati ISTAT emersi dalla Commissione d’Incà,  non possano votare agevolmente ma debbano spendere un sacco di soldi e di tempo per andare a votare presso la propria residenza. Anche quest’anno migliaia di persone hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri per votare alle amministrative e, in caso di ballottaggio, c’è chi ha dovuto compiere questi costosi viaggi due volte. Gran parte della politica però è sorda alle richieste di 4.9 milioni di cittadini fuori sede che chiedono di poter votare a distanza. Per questo motivo con il Comitato Io Voto Fuori Sede abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo per difendere questi cittadini: portare lo Stato in tribunale. 

 

Fare causa allo Stato per il bene della democrazia

Il 10 giugno 2022 siamo andati in tribunale a Genova per notificare il ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Interno. Il nostro obiettivo è che il tribunale accolga il nostro ricorso e lo sottoponga alla Corte costituzionale, in modo che questa possa dichiarare l’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale che ostacola il diritto di voto a 4.9 milioni di persone. 

Eravamo proprio a Genova perché stiamo portando avanti questa azione legale per conto di 6 ricorrenti genovesi che hanno deciso di sostenere la nostra causa. Queste persone hanno deciso di mettersi in gioco perché alla ultime elezioni politiche del 2018 non sono riuscite a votare (troppo lontani dalla propria residenza), oppure ci sono riuscite ma hanno dovuto sostenere spese di viaggio eccessive. La Liguria ha inoltre dimostrato di essere sensibile al tema: il Consiglio Regionale ligure ha approvato a marzo 2022 una mozione che riconosce il problema del voto a distanza e si impegna a portare il tema in Conferenza Stato-Regioni (prima regione italiana a portare avanti un’iniziativa simile, anche se ad oggi rimane sulla carta).

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la notizia che l’11 novembre avremo la prima udienza in tribunale. Speriamo con questa azione di mettere ancora più pressione alla politica vista anche l’attuale crisi di governo che potrebbe vanificare le nostre ultime azioni di pressione sul Parlamento.

 

Il nostro incontro col Ministro D’Incà a Palazzo Chigi

Il 4 luglio, infatti, ci eravamo recati a Roma, insieme al Collettivo Valarioti, in rappresentanza della Rete Voto Sano da Lontano, per incontrare il Ministro Federico D’Incà.  Al Ministro va riconosciuto  l’impegno per aver proposto soluzioni efficienti per il voto a distanza attraverso lo studio sull’astensionismo elettorale, in cui si definisce correttamente quello dei fuori sede come astensionismo involontario, dato che ad impedire il loro voto sono esclusivamente ragioni economiche e logistiche.

Durante l’incontro abbiamo espresso al Ministro  le nostre perplessità sulla lentezza della Camera dei Deputati nel portare avanti l’iter sulle proposte di legge sul voto a distanza. Sono passati diversi mesi da quanto siamo stati auditi in Commissione Affari Costituzionali a proposito della sperimentazione sul voto elettronico, ma da allora non si è mosso nulla. Il Ministro si era impegnato a portare in Aula a Montecitorio un testo unificato, a partire dalle proposte di legge preesistenti e delle proposte contenute nello studio sull’astensionismo, entro il 25 luglio,  data in cui era stata calendarizzata la discussione delle proposte di legge. Purtroppo però l’iter è stato nuovamente bloccato a causa della crisi di maggioranza. 

Noi non fermeremo le nostre pressioni anche alla luce di questo scenario politico instabile, perché vorremmo davvero poter riuscire a fare approvare il voto a distanza il prima possibile. Entro quando questo avverrà dipende senz’altro dalla tenuta dell’esecutivo: se si dovesse andare ad elezioni nel 2023, abbiamo ancora margine per riuscirci entro quella data, altrimenti le tempistiche si dilateranno nuovamente ma noi non ci arrenderemo senz’altro.


Vinceremo se lotteremo insieme

Sei unə studente/lavoratore fuori sede o una persona stanca di questa situazione inaccettabile? Credi che questa causa sia giusta? Firma la petizione! Aiutaci a raggiungere le 20.000 firme e fare pressione sulla politica! 

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