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Le grandi opere sono nelle loro mani. Dovranno controllare che tutto venga fatto per il meglio con i soldi che l’Europa ha dato all’Italia con il Pnrr, per sistemare le strade, le dighe e le reti ferroviarie. Li chiamano commissari straordinari e sono una pattuglia di funzionari dello stato nominati dal ministero delle Iinfrastrutture per vigilare che i lavori vengano svolti adeguatamente. Ma non sempre nelle loro carriere hanno vigilato nel migliore dei modi.

Di questo almeno sono convinti alcuni pubblici ministeri, che a vario titolo avevano già  messo sotto indagine negli anni scorsi alcuni dei nuovi commissari scelti, nonostante le accuse, dal governo Draghi per gestire i lavori della ripartenza.

 

Hanno la responsabilità di lavori per un valore complessivo di 82,7 miliardi di euro (21,6 al Nord, 24,8  al centro e 36,3 al Sud), ai quali potrebbero aggiungersi altri fondi nazionali ed europei.

Alcuni di questi commissari, però, dovranno dividere il loro tempo nei prossimi mesi tra l’attività di controllo sui progetti del Pnrr e i tribunali, dove sono chiamati a difendersi da accuse anche molto pesanti.

 

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